Psicologia canina.it

 

a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti

 
 

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Ad ognuno il suo
Articolo del mese
Perché chiedere aiuto allo psicologo canino
Scegliere un cane
A domanda risposta
I consigli dell'esperta
L'angolo della cinofilia

Webmaster: Federico Vinattieri

 

“Sono un ragazzo di 21 anni. Sono da sempre un appassionato di cani ed in particolare del pastore tedesco e le volevo fare delle domande:
  1. Lo psicologo canino è sempre anche addestratore?
  2. Per diventare psicologo canino può essere sufficiente un corso per istruttori cinofili o c'è una facoltà universitaria adatta?
  3. Quali sono gli ambiti lavorativi dello psicologo canino?”
Risponde la Dott.ssa Degl’Innocenti

Anzitutto va ben precisato che chi si occupa di psicologia canina NON deve essere per forza addestratore o istruttore cinofilo; il lavoro dello psicologo canino non è quello di educare il cane in senso stretto, bensì quello di renderlo un buon membro della famiglia umana, cercando di lavorare sia con il padrone, sia con il cane.
Lo psicologo canino non è quindi un addestratore, ma potrà lavorare con gli istruttori cinofili al fine di aiutare i padroni nell’educazione del proprio amico peloso.
Per questa professione non ci sono corsi di laurea, molti vi arrivano per strade diverse: io sono laureata in psicologia umana ed ho approfondito i mie studi in comportamento animale tramite la psicobiologia e l’etologia comparata, altri mie colleghi invece sono biologi altri ancora veterinari, nel tempo tutti quanti però abbiamo approfondito lo studio del comportamento animale.
La propria formazione principale comunque, aiuta nel dare un taglio particolare al lavoro, cercando di sfruttare al massimo le proprie competenze.
In Inghilterra ed America la psicologia canina nasce dalla psicologia umana ed a tutt’oggi è territorio quasi esclusivo degli psicologi, in quanto questa figura professionale diviene l’anello di congiunzione tra il proprietario ed il cane.
Il bravo psicologo canino dunque dovrà conoscere il comportamento di quest’animale tanto quanto quello umano, per poter capire le dinamiche relazionali che fanno di un padrone un “buon padrone” e di un cane un “buon cane”.
Il campo applicativo professionale, di quanti si avvicinano alla psicologia canina, è vasto; molto dipende però dagli studi affrontati durante le propria formazione.
Chi viene da una formazione più biologico-scientifica, potrà meglio lavorare su quelle che sono le patologie comportamentali devianti dell’animale e quindi affiancare i veterinari negli ambulatori o nei consultori comportamentali; chi invece proviene da studi più umanistico-scientifici, potrà coadiuvare le altre figure professionali che si occupano di animali d’affezione avendo però un occhio di riguardo verso la relazione uomo-cane, ovvero cercando di mediare tra le esigenze del cane e quelle del padrone.
Non dimentichiamoci poi che oggi come oggi, solo chi ha competenze psicologiche umane ed animali, può accostarsi a terapie nuove come la pet-therapy.