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a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti

 
 

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La storia di Cecilia

La storia di Cecilia è emblematica di come amore , pazienza e fortuna se ben combinati possano dare esiti insperati. 
Cecilia è un esemplare di razza Drahthaar di sei anni adottata a scatola chiusa. Non ho mai scelto un cane dunque l'arrivo di Cecilia in casa è stato assolutamente casuale. Di sicuro sapevo che era un cane difficile, molto chiuso, diffidente ma queste caratteristiche poco promettenti non avevano fatto altro che confermare la mia volontà di adottarla certa che , diversamente, avrebbe trascorso tutta la vita in canile.
Il 17 settembre 2010 è arrivata e da subito mi sono resa conto che non solo il personale dell'Hotel del Cane di Curtatone ( MN) era stato assolutamente sincero rispetto alle problematiche del cane ma che Cecilia era assolutamente indifferente a tutta le novità della sua nuova vita . Una sorta  di autismo : non dava nessun segno nè di interesse nè di disagio. Il cibo, che per la mia esperienza è sempre stato un buon veicolo di amicizia, l'altro cane che le girava intorno, le carezze, la lasciavano assolutamente indifferente.
Scelto un angolo della casa da quando era arrivata non l'ha più lasciato se non per sgattaiolare in giardino per fare i bisogni. Mangiava esclusivamente dal palmo della mia mano, diversamente potevo lasciare la ciotola con le migliori prelibatezze e lei non muoveva un muscolo per raggiungerla. Allora, dopo un mese trascorso in questo modo ho pensato che forse metterla nel recinto adiacente alla abitazione le avrebbe giovato: poteva osservare tutti noi da una postazione privilegiata , avrebbe imparato i rumori del mio paese, il suono delle campane, avrebbe cominciato a vedere la mia persona senza"subirla" , insomma si sarebbe "distesa" emotivamente. Ma tutto questo non accadeva: per vederla dovevo infilarmi nella cuccia, anche il cibo non rappresentava nulla per lei e nonostante cercassi di spiarla senza essere vista il suo stato abulico ma di allerta la spingeva a rintanarsi ancora di più. Non ho mai gettato la spugna e non ho mai pensato anche solo per un momento di riportarla e questo è stato l'approccio , a mio avviso, più corretto alla questione.
Quello che è certo è che mai in cinquanta anni e molta esperienza con i cani, sempre problematici, mi sarei aspettata di essere messa all'angolo.
Cominciai a guardare su Internet: una valanga di informazioni, di notizie mi travolsero ma non sapevo cosa scegliere.... mi colpì comunque il link che accennava ad un  approccio naturale. Sapevo che in circolazione c'erano farmaci tranquillizzanti ma non volevo rimbambire il cane.
Scrissi alla Dott.ssa Degl'Innocenti quasi certa, e mi scuso di questo, che non mi avrebbe risposto... avevo la percezione che fosse una professionista troppo impegnata . Invece il tempo per il mio caso l'ha trovato e a stretto giro mi ha risposto. Le gocce di Fiori di Bach insieme ad un comportamentalista / educatore , a suo avviso potevano funzionare, la cosa importante sarebbe stata comunque la costanza e la pazienza nella somministrazione. In altre parole non mi sarei dovuta aspettare tutto e subito. Così feci. La Dott.ssa Degl'Innocenti mi consigliò di rivolgermi ad un erborista per i rimedi floreali più adatti per Cecilia. Iniziai subito e, in effetti, dopo una quindicina di giorni cominciai a percepire quanto meno un interesse del cane per i miei movimenti...mi parve di buon auspicio . Mi sembrava giunto il momento di introdurre nel percorso la figura dell'educatore. Mi rivolsi alla Signora Francesca Arvati dell'A.P.N.E.C.. Avevo sentito parlare di questa educatrice e dell'esperienza che aveva maturato sul campo, esperienza consolidata anche da una simbiosi naturale , innata con l'universo "cane". La incontrai e notai che la curiosità di Cecilia aumentava in modo esponenziale. Era giunto il momento di fare un bagnetto....gli anni di canile avevano impregnato il cane di un odore non proprio gradevole. Fu l'educatrice a prenderla di peso e a metterla in vasca: determinazione e dolcezza furono provvidenziali. Poi venne il momento dell'automobile: sempre l'educatrice la caricò sulla mia macchina e cominciammo con l'accendere il motore...., poi un breve giretto in macchina.
Cecila era in casa mia da cinque mesi e qualche cosa cominciava a smuoversi. Le gocce e la loro regolare somministrazione nel frattempo continuavano . Un giorno di febbraio, osai, su consiglio dell'educatrice, fermare la macchina davanti ad una foresta bellissima ubicata proprio dietro la mia abitazione: agganciai il guinzaglio al collare e con fermezza e dolcezza feci scendere il cane..la sua postura non era esattamente da sfilata, tutta abbassata, codino tra le gambe, passo malfermo e discontinuo... Il giorno appresso stesso giro, stesso tono di voce, calmo, come i gesti, suadente, carezzevole, mai nervoso.
Tutte cose apprese e messe in pratica dall'Educatrice e sempre le gocce che per la verità Cecilia assumeva volentieri.
Oggi Cecilia non ha più paura degli spari, certo non le fanno piacere ma ha imparato ad assorbirli. Dopo poco più di un anno è un cane quasi "normale". Una cosa su tutte mi è stata insegnata: 
il valore del tempo che per un cane non ha lo stesso ritmo dell'umano, è più dilatato. 
Dunque due sono state le figure professionali determinanti: lo psicologo e l'educatore. 
Io ho solamente eseguito, fidandomi ciecamente delle mie "guide".
Mi auguro che questa esperienza possa essere d'aiuto alle persone che in questo momento si trovano nella mia stessa situazione di un anno fa. Non rinunciate. Posso assicurarvi che lo scodinzolio  di un cane guadagnato con pazienza e costanza ha un valore mille volte superiore a tutte le manifestazioni d'affetto di un cane cosi detto"normale". 
Grazie dell'attenzione.

Cristiana

 

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