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a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti

 
 

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L'EPISODIO DI GENSANO:
QUANDO SI PARLA DI AGGRESSIVITA'.

E' sempre difficile interrogarsi su episodi come quello di Gensano; è difficile perché da una parte c'è il dolore di un'intera famiglia che ha perso il suo bambino e dall'altra c'è la nostra specie, la specie umana, che si pone delle domande su quello che, non a caso, viene definito il "fido amico", ossia il cane.
Fare una disamina è arduo perché, sebbene l'informazione sul caso sia molta, mancano i fattori discriminanti, quelli che potrebbero farci intuire una possibile spiegazione.
I fattori che dovremmo considerare posso essere di varia natura: primo fra tutti il contesto familiare dove è maturata la tragedia, poi le caratteristiche della razza del soggetto, ancora il rapporto che il cane aveva con i membri della famiglia stessa.
Spesso i cani infatti non trovano la giusta collocazione nelle nostre case, noi umani pensiamo che al loro bastino coccole ed un pasto caldo, ma la vita sociale del cane è regolata anche da molte altre cose, prima fra tutte la "gerarchizzazione" del branco.
Non sappiamo ad esempio, come il mastino di Gensano percepiva il suo status all'interno della famiglia; nel branco misto che oggi sono divenute le nostre famiglie, dove più specie coabitano insieme e dividono spazi e risorse, la gerarchia è importante ed il cane deve ricoprire un ruolo subalterno rispetto all'uomo. Questo non vuol dire essere dei proprietari "cattivi" e autoritari, ma bensì responsabili e autorevoli, capaci cioè di capire le esigenze dell'altro.
Spesso tragedie come questa trovano origine proprio da una gerarchia malsana, in cui o al cane è permesso ciò che vuole o è tenuto in un box.
Tutto questo riguarda anche il rapporto cane-bambini. I cuccioli di uomo vengono spesso percepiti dal cane come gregari, subalterni, è compito dei genitori di casa invece far capire al cane che questi godono degli stessi diritti dei bipedi adulti, sebbene siano fortemente immaturi e non adatti alla vita indipendente. Per questo i bambini spesso sono vittime da parte di cani, perché questi non comprendono il loro status sociale; sono poi individui "strani", avvolte imprevedibili, con movimenti inconsulti e goffi, portatori di odori particolari (soprattutto se neonati o semidivezzi).
Anche la razza può incidere sulle reazioni di un cane.
Ad oggi si parla sempre di più di "memoria di razza", ossia un repertorio comportamentale a cui alcune razze sarebbero più predisposte ad attingere.
Il mastino napoletano è un cane da guardia, selezionato da millenni (è una delle razze italiane più antiche) proprio per rispondere ad una soglia di stimolazione molto bassa. Questo, in soggetti non del tutto equilibrati, può portare ad un eccesso anche di aggressività.
Anche parlare di soggettività è, a mio avviso, altrettanto importante: ogni cane, così come ogni altro membro di qualsiasi specie, è un mondo a sé, ha un proprio bagaglio genetico e temperamentale unico e di questo dovremmo essere più consapevoli. Ogni cane dovrebbe trovare "il padrone giusto" capace di far fronte alle sue esigenze; i cani da difesa o da guardia hanno bisogno ad esempio, di un padrone sicuro, con un polso fermo, capace di farsi ascoltare, un leader per tornare al discorso precedentemente affrontato, mentre i cani da compagnia dovrebbero trovare padroni disposti al contatto fisico ed alla presenza più o meno costante.
Resta anche il fatto che le zoopsichiatrie esistono, che ci posso essere soggetti con un equilibrio, diciamo "mentale", instabile; in natura questi soggetti non si riprodurrebbero, ma se è l'uomo a programmare gli accoppiamenti, come succede negli allevamenti cinofili, tutto diventa più complesso. 
Appare quindi indubbio che ogni volta che leggiamo una notizia come quella di Gensano, dopo il primo raccapricciato stupore, dovremmo soffermarsi e chiederci, come specie umana, quanto quello che è accaduto sia, anche solo in parte, opera nostra.

(da "Il Vomerese", marzo 2009 )

Dott.ssa Gessica Degl’Innocenti

 

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