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a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti

 
 

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MASTINI E MASTINARI: LEGATI DALLA PASSIONE

Dagli albori della civiltà questo cane, antico quanto l’uomo, è arrivato fino a noi.

Gioiello più grande della cinofilia italiana, il suo sviluppo si lega strettamente al folklore partenopeo, di cui è ancora oggi parte integrante.

Come una fiaba, la sua storia è fatta di coraggio, perdita e rinascita, ma soprattutto è legata alla passione di quegli uomini, quasi una “razza” a parte nel panorama cinofilo, che decenni fa, lo vollero risorto dalle sue stesse ceneri.

mastini e mastinaro

Mastini e Mastinaro

LA STORIA: LA RAZZA CHE VISSE DUE VOLTE

Il molosso: il cane nato nella notte dei tempi.

La storia di questo cane così antico, sembra essere fortemente legata all’uomo che, nelle varie epoche, ne ha apprezzato e divulgato le doti. Progenitore di molte razze odierne, le prime testimonianze della sua esistenza si trovano nell’ impero Assiro-Babilonese, dove bassorilievi raffigurano scene di caccia in cui è presente un cane forte e robusto; in seguito arriva in Grecia, dove viene definito Cane D’Epiro; lo ritroviamo poi tra i mercanti Fenici, con i quali probabilmente arriva fino in Inghilterra dove sarà il progenitore di razze come il Bulldog, Mastiff e Bull Mastiff; fino ad approdare nell’Antica Urbe, Roma, centro nevralgico di un intero impero. Nei secoli più vicini ai nostri giorni, orme della sua presenza sono disseminate ovunque. Chiamato alle vote “molosso” e alle volte “mastino”, viene cantato nella Divina Commedia, dove Dante fa riferimento più volte a cani detti Mastini, caratterizzati da forza e ferocia; la stessa famiglia veronese dei Della Scala annovera tra i suoi componenti un Mastino e un CanGrande Della Scala, nobili che per il loro coraggio si erano meritati il paragone con l’esemplare canino. Il suo uso, nei secoli, è stato suggerito dalla mole possente: impiegato per scopi utilitari, quali la caccia , la guerra e la guardia, ha trovato anche utilizzo in futili e raccapriccianti combattimenti a solo consumo dell’uomo che, come anche oggi accade, finisce per soggiogare l’amicizia canina con il diletto macabro e indegno della nostra razza. Su come, col suo “pellegrinare”,tale cane sia riuscito ad arrivare in tutta Europa e qua, a dar vita alle molte razze da lui derivate, rimane ancora quasi un mistero. Certo è che la sua genia, incrociatasi naturalmente con i più svariati esemplari, ha dato vita a moltissime razze attuali, che oggi noi usiamo categorizzare sotto l’etichetta di “molossoidi”. In Italia possiamo vantare un discendente diretto di questa antichissima razza: il Mastino Napoletano. Nato forse dall’incrocio tra il Perro da presa spagnolo, arrivato a Napoli al seguito della corte aragonese, e i molossi italici presenti sul territorio, il nuovo mastino si insediò nel territorio partenopeo. Proprio in questa terra sarà amato ed apprezzato, allevato con il calore tipico di questi luoghi, fino a divenirne parte integrante. Il manto, nero cratere del Vesuvio o grigio fuliggine; le rughe, lava che scorre densa tra i sentieri bruciati dal fuoco; il carattere alle volte aspro e alle volte rudemente dolce, ricordano la natura a tratti brulla e rigogliosa della sua terra natale. Come gli altipiani rocciosi campani fanno degradare la loro durezza fino al meraviglioso mare del golfo napoletano, così la rude bellezza del mastino italico sa trasformarsi in dolce affettuosità.

IL MASTINO NAPOLETANO: SCOMPARSO E RITROVATO

All’inizio del secolo scorso, la guerra spazza via ogni cosa; sotto i bombardamenti si sgretolano dimore, chiese e case, periscono uomini con i loro averi e le loro speranze. Si vive alla giornata la precarietà del futuro e nelle campagne, chi ha avuto la fortuna di sopravvivere, divide il poco pane con galline malconce e qualche cane spelacchiato. Anche il grande mastino, dopo gli sfarzi di secoli di storia, soccombe sotto le bombe, nessuno più si occupa di lui ed i grandi allevamenti, sorti anni prima, vanno perduti. Alla fine del conflitto mondiale solo pochissimi esemplari, ridotti ad animali da soma, sono sopravvissuti. La razza sfiora l’estinzione: nella Campania, fucina di cani dalle enormi prospettive, si contano pochi soggetti e questi, tutto posso sembrare tranne che mastini! La stessa Cinofilia italiana e mondiale da oramai la razza come estinta e molte persone non ricordano nemmeno di aver mai visto un cane del genere. Ma basta la passione vera di una persona, la voglia di ricominciare ad apprezzare la bellezza di un cane antico che subito il fuoco si riaccende, che ciò che era sopito torna a destarsi. Come l’Araba Fenice risorge dalle sue stesse ceneri, così nel 1949 su una rivista cinofila appare la foto di un esemplare finora dimenticato: Il mastino napoletano. Se oggi, durante le esposizioni cinofile, possiamo ammirare ancora quello splendido ed enigmatico sguardo dove sono condensati secoli di storia, non dobbiamo scordarci di ringraziare tutti quegli allevatori che con tenacia hanno voluto riportare il mastino napoletano agli albori di un tempo che fu. I nomi di grandi personaggi si sprecano: Piero Scanziani , giornalista e cinofilo ticinese che scese nel napoletano per cercare gli ultimi superstiti della razza, i suoi Guaglione, Pacchiana, Siente; ed ancora Mario Querci, pratese con la febbre del mastino, che allevò con amore Ovidio, Perseo, Valentino e molti altri. Ma va ringraziata soprattutto quella schiera di impavidi che, ancora oggi con lo stesso amore di allora, allevano questa razza.

Sono i “mastinari” , “razza a due zampe” del panorama cinofilo.

IL SUO ASPETTO: LO STANDARD DI RAZZA

Il mastino napoletano è un cane di taglia ragguardevole: la sua altezza oscilla, per i maschi, tra i 65 e i 75 centimetri e per le femmine tra i 60 e i 68 centimetri; il peso è compreso tra i 50 e i 70 chilogrammi.

La parte più appariscente del suo corpo massiccio è sicuramente la testa, che deve essere corta e larga, quasi quadrata. Le labbra devono essere spesse e pendule.

Tratto distintivo del mastino è la numerosità delle rughe, una tra tutte più tipica scende, da sopra l’occhio, fino all’angolo delle labbra. Le orecchie, oggi sempre più spesso, vengono lasciate integre, ma molti sono ancora gli esemplari che le hanno amputate molto corte e adagiate sul cranio. Il colore del mantello varia da nero scuro, grigio e fulvo; il pelo è folto e morbido, al tatto vellutato. Il dorso deve presentare un profilo rettilineo ed il petto deve essere largo e muscoloso. La sua camminata lo caratterizza appieno: detta “andatura ad orso”, è lenta, dinoccolata, quasi felpata. Nella falcata condensa tutto il suo essere: essa è un gioco tra la potenza e la fermezza; è una poesia tra l’ardore dei muscoli possenti delle zampe posteriori e la leggerezza dell’appoggio degli anteriori. La mole,avvolte enorme, sembra andar contro ad ogni legge di gravità tanto è fluido il suo cammino; non è una corsa ma un passo svelto, silenzioso e sicuro,elementi questi che distinguono il mastino al di sopra di ogni altra razza.

UNA RAZZA AFFINE: IL “MASTINARO”

Se è vero che ogni razza ha un suo fascino che riesce ad attirare a sé estimatori e amanti, è pur vero che una menzione speciale va al mastino napoletano e a tutti quelli che con cura lo allevano. Come il cane da loro amato, così i “mastinari” appaiono, nell’universo cinofilo, una “razza” a parte, un gruppo di persone governate da una passione diversa. Mai questo sostantivo è stato usato in modo più appropriato, perché allevare mastini è non solo gioia ma anche vera “passione”, intesa come sofferenza e rigore. Per questo essere “mastinaro” vuole dire qualcosa di più che amare una razza ed allevarla, è più di un semplice hobby, è quasi una “fede”, una febbre che ti accompagna per la vita che spesso si trasmette di padre in figlio, che cresce e si alimenta nel tempo. Mai l’allevamento di una razza è stato così imprevedibile, pieno di interrogativi, imprevisti e casualità come l’allevamento del mastino. Per questo, più di altri allevatori, i mastinari sono spinti da questa passione, che trova linfa vitale nella voglia, tipicamente umana, di capire e conoscere, di cercare di scoprire quello che, nella maggior parte dei casi, è nascosto agli occhi degli altri. Allevare mastini vuol dire imparare a conoscere la natura, che va alle volte assecondate ed alle volte plasmata; vuol dire saper aspettare che questa faccia il suo corso; vuol dire saper accettare con pari dignità sconfitte e vittorie. Questa passione totalizzante cresce col tempo, è febbrile e contagiosa e se sei figlio di un mastinaro non te ne potrai sottrarre, la respirerai come l’aria ogni giorno della tua vita, finché non ti accorgerai che fa parte di te. Per chi è nato e cresciuto all’ombra del maestoso Vesuvio, tutto è quasi naturale: il mastino napoletano fa parte della storia campana e del suo folklore. Ma ancora di più fa parte della memoria della gente: da Napoli, Salerno, Avellino ogni uomo ha in mente quel cane “massiccio” che accompagnava nelle sue passeggiate un certo Don Mario, o quel metronotte che come unico compagno aveva quel mastino scuro come le tenebre o ancora quel signorotto benestante che aveva un buon numero di molossi per badare alla guardia della sua villa. Tutti hanno nella mente di aver incontrato almeno una volta sulla propria strada un mastino napoletano e tutti ricordano come questo fosse maestoso e sornione allo stesso tempo. Il rapporto della gente con il cane è simile a quello che anima i sentimenti verso il loro grande vulcano: la montagna incandescente se ne sta lì sopita, ma tutti sanno che ha in sé una tale potenza nascosta che se si ridestasse potrebbe spazzare via città intere; così è il mastino, dall’apparenza sorniona, sembra quasi sempre assopito come se nulla potesse interessarlo veramente, ma chi con lui a condiviso i millenni della storia sa che il suo riposo è vigile e che al minimo imprevisto sarà capace di balzare allerta pronto anche a sferrare un attacco. Per questo è temuto e rispettato, ma soprattutto allevato nel rispetto del suo carattere forte e riservato. Per queste ragioni, anche se non si è nati nella splendida Campania, sarà facile farsi catturare dall’amore per questi soggetti. Altrettanto nutrita è quindi la schiera di mastinari che risiedono fuori dal territorio partenopeo: estimatori di questo nero gioiello, sembrano essere stregati dalla sua magia, dal suo carattere austero, dalla voglia di cercare il “tipo” perfetto. Sicuramente uomini particolari, alle volte bizzarri, credo che, più di altri nel mondo cinofilo, sappiano capire ed apprezzare veramente il proprio compagno a quattro zampe, proprio per le difficoltà che questo racchiude in sé, le quali, non sono solo legate all’ambito dell’allevamento, ma alla psicologia complessa e per questo profondamente affascinante, dei soggetti stessi.

IL PADRONE GIUSTO: SOLO PER VERI ESTIMATORI

Saper condividere l’affetto di un boxer o un maltese è cosa facile, queste razze si sanno far ben volere; ma il mastino è cosa diversa! Non scodinzolerà al vostro ritorno dall’ufficio, un poserà la sua zampa sulla vostra coscia per chiedere qualche coccola, non pretenderà di dividere con voi il vostro letto; si limiterà ad accucciarsi accanto a voi, pronto a destarsi ad ogni rumore; per reminescenze ataviche, sa infatti che il suo “lavoro” non è darvi compagnia , ma badare alla vostra incolumità. Ma non dovrete cercate in lui solo il cane da guardia: se lo terrete recluso in un giardino non scoprirete mai la sua dolcezza. Vedrete la “mostruosità” delle forme ma non apprezzerete la morbidezza del suo manto di velluto. Ammirerete la possenza del suo corpo, ma non capirete la profondità della sua anima. Vedrete solo un ammasso di rughe, ma non scoverete la brillantezza del suo sguardo. Amare un mastino è sapere andare al di là degli occhi, vedere col cuore, scoprire qualcosa di celato: è trovare una gemma preziosa tra la grezza e dura roccia. Questo non è un cane per quei tipi di persone che hanno solo un po’ di tempo da dedicargli. Il suo affetto va conquistato, quasi coltivato, giorno per giorno, gesto per gesto. E’ un cane che va vissuto; va amato, ma poco alla volta. Come un grande amore va costruito e non consumato, così il rapporto che dovrete avere con lui dovrà essere fatto di attese, di rifiuti, di fisicità avvolte forte e alla fine di rispetto reciproco. Non dovrete mai aver paura di fargli sentire il vostro “potere”, se sarà autorevole ma non autoritario saprà rispettarlo. Allo stesso tempo, al momento giusto, non siate parchi d’affetto, saprà ben ricompensarlo. Il rapporto che dovrete essere in grado di creare richiede spirito e fermezza; se quindi non siete tipi energici forse dovrete cercare un’altra razza che meglio fa al caso vostro. Magari non “possederete” mai un mastino, ma la passione per questa razza sicuramente “possederà” il vostro cuore per sempre.

Dott.ssa Gessica Degl’Innocenti

 

Vuoi saperne di più sullo standard di questa razza, visita il sito
www.difossombrone.it

 

 

 
 
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