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a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti

 
 

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DAGO ED IL SAPER ACCETTARE

Spesso il mio lavoro mi porta, con mia grande soddisfazione, a poter lavorare,in campo cinofilo, con figure che hanno competenze diverse dalle mie e dalle quali trovo sempre moltissimo da imparare.

L’addestratore è una di queste.

Con alcuni di loro, negli anni, ho stretto buone amicizie che si sono rivelate importanti nella risoluzione di diversi casi, come quello di Dago.

Dago, un beagle-harrier, e la sua padrona, R., frequentavano da circa 6 mesi il campo d’addestramento di un mio amico.

R. , in accordo con tutta la famiglia, aveva deciso di rivolgersi ad un addestratore perché il suo Dago si era rivelato un maschietto un po’ indisciplinato.

Dopo averlo presto dall’allevatore ed averlo portato nella sua nuova casa, il cagnetto si era dimostrato da subito affettuosissimo con tutti.

Curioso, giocherellone e simpatico come tutti i cuccioli, al guinzaglio Dago era una vera frana! Portarlo fuori era un supplizio, affermavano i proprietari; con l’aggiunta che, quelle rare volte che era stato sciolto, si era dato alla fuga tra i cespugli del parco pubblico.

Visto che con il passare del tempo, Dago non sembrava migliorare, decisero di rivolgersi ad un istruttore cinofilo.

Le lezioni al campo sembravano funzionare, ma quando il cane ritornava nel suo ambiente sotto la sola custodia della padrona, i problemi si ripresentavano.
Dopo l’ennesima fuga di Dago dall’area per cani, l’addestratore decise di interpellarmi.

Incontrai così R., la quale mi disse subito che non aveva mai avuto cani prima di allora, che non credeva che fosse così impegnativo, che lei era sola ad occuparsene e per giunta con scarsissimi risultati. Pensava di aver sbagliato a prendere un cane come il Beagle: da una parte era pentita (“E’ testone, vuol fare sempre ciò che vuole, fuori ed in casa”), ma dall’altra era veramente affezionata al suo Dago (“Poi però, con quegli occhietti dolci, mi chiede le coccole, si acciambella accanto a me e gli perdono tutto!”).

Non c’era dubbio che R. volesse risolvere il problema e che volesse bene al suo cane: come fare quindi?

Visto che il problema principale riguardava soprattutto la mancanza di disciplina di Dago, acconsentii ad incontrare R. al parco dove abitualmente portava il cane, consigliandola comunque di continuare le lezioni al campo.

La poca esperienza di R. verso il comportamento dei cani in generale, richiese molte sedute, nelle quali l’unico obiettivo fu quello di spiegarle perché Dago si comportava in una certa maniera invece che in un’altra, perché alcuni suoi atteggiamenti da maschio ormai semi adulto, che alle volte la disturbavano, erano del tutto normali e necessari per lui.

Dopo che R. ebbe acquisito un quadro d’insieme su quello che era “normale” per la vita di un cane, cominciammo ad osservare più da vicino Dago.

Spiegai a R. da dove nasceva la razza del Beagle-harrier, quali erano i loro tratti caratteriali dominanti, quale fossero stati i loro usi nel tempo. Ciò si dimostrò molto utile per la padrona, che acquisì delle conoscenze che gli permisero di capire meglio Dago e di rispettarlo nei suoi atteggiamenti di buon cane da caccia.

In effetti, il cane mostrava dei tratti distintivi del buon segugio: Dago era indipendente, curioso, instancabile, caparbio, equilibrato e socievole con gli altri cani, ma sempre pronto a dimostrare il suo status gerarchico non appena qualche intruso a quattro zampe si avvicinava per la prima volta; probabilmente, se inserito in una muta da caccia, sarebbe stato un ottimo soggetto. Per ore seguiva tracce tra i cespugli del parco; legato al guinzaglio, si portava dietro R. che, ormai rassegnata, lo lasciava svolgere le sue “funzioni predatorie”.

Ben presto la proprietaria cominciò a “stimare” il suo cane, per ciò che era REALMENTE e non per ciò che lei avrebbe voluto che fosse: capì che Dago non sarebbe mai divenuto un mite compagnone, ma che avrebbe in ogni caso conservato un suo temperamento e che ciò non dipendeva dal suo essere una brava o cattiva padrona.

Le lezioni al campo aiutarono comunque Dago ad essere un pochino più disciplinato ed io aiutai R. ad apprezzarlo così come era.

Oggi R. riesce a portare al guinzaglio il suo cagnolone che di solito non tira e quando lo fa, si vanta della sua bravura a stanare piccioni sotto i ginepri ed ha individuare piccoli scoiattoli che scorrazzano da una cima all’altra degli alberi.