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a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti

 
 

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Le esposizioni: una passione antica

La passione per la cinofilia comincia molto tempo fa: la prime mostre canine furono organizzate nel 1800, prevalentemente in Inghilterra.

Erano avvenimenti di poco conto nel panorama dell’ epoca, riservati più che altro ai cani da caccia ed organizzati nei pub di campagna. Tuttavia l’idea della “mostra canina” prese ben presto piede, tanto che nel 1859, nel Regno Unito, venne organizzata la prima manifestazione cinofila.

Con il passare degli anni ed il moltiplicarsi del numero delle esposizioni organizzate, nuove regole presero campo: si cominciò quindi a pensare che il cane non dovesse essere solo apprezzato per la sua bravura nella caccia, ma anche per un suo aspetto esteticamente attraente e fisicamente adatto alle sue molteplici attività.
Su queste basi alcuni uomini cominciarono una sorta di selezione di quegli esemplari che col tempo, hanno portato alle razze come noi oggi le conosciamo.

Con l’industrializzazione e la costruzione delle prime ferrovie, la popolarità della cultura cinofila crebbe notevolmente, in quanto gli allevatori poterono viaggiare per raggiungere le varie esposizioni.

Nonostante ciò non esistevano enti di tutela delle razze, né standard ai quali uniformarsi e la cinofilia era comunque ritenuta niente di più di un hobby particolare.

A partire dal 1°Aprile 1873 a Londra viene fondato il Kennel Club Inglese, il quale istituisce il primo Libro delle Origini, sul quale vengono annotati i dati dei soggetti appartenenti all’una o all’altra razza. Si delinea così un panorama cinofilo sempre più completo e omogeneo; dopo l’Inghilterra infatti è la volta dell’America, che nel 1884 costituisce il suo Kennel Club seguita nel 1898 dell’Italia, con l’istituzione dell’ E.N.C.I. (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana).

Solo un hobby per alcuni, una vera passione per altri, dall’800 ad oggi la cinofilia ha raccolto sempre maggior consensi, basti pensare che, se alle prime esposizioni inglesi o americane i cani iscritti erano appena una cinquantina, oggi in alcune manifestazioni se ne possono contare anche settemila.

Ancora si tende comunque ad interrogarsi su quanto, questo tipo di esperienza, possa giovare al cane stesso, e quanto sia invece a solo appannaggio del padrone.

Spesso gli animali in esposizione devono sostare allungo nei box, si ritrovano comunque in un ambiente non familiare per loro e sono sottoposti a stress più o meno grandi. D’altro canto, lo spirito d’adattamento innato in ogni essere vivente, fa si che molti soggetti si abituino alla lunga routine dell’esposizione, inoltre hanno accanto il proprio padrone e non vengono sottoposti a nessun tipo di crudeltà, se non ad una passeggiata forzata in compagnia di altri esemplari e a qualche “maneggiamento” da parte del giudice di turno.